Via Grazia Deledda (più raramente vicolo, viale, piazza, ecc.) è un “odonimo” – ovvero il nome assegnato a una via o a qualsiasi altro spazio pubblico di circolazione dell’abitato – presente in 956 comuni di tutte le regioni d’Italia con l’unica eccezione della Valle d’Aosta. Grazia Deledda è la scrittrice più celebrata dall’odonomastica nazionale, superando nettamente altre autrici famose a lei contemporanee quali Ada Negri (250 ricorrenze) e Matilde Serao (130). Un primato femminile assoluto, ma vincente anche nel confronto di scrittori insigni e ancor più osannati come Gabriele D’Annunzio (832 ricorrenze), Luigi Pirandello (749), Giovanni Verga (726). Il nome Grazia Deledda (a volte Maria Grazia Deledda o abbreviato in G. Deledda) scritto sulle targhe di vie e piazze rompe in qualche modo le barriere di genere di una toponomastica da sempre dominata da una fortissima prevalenza di nomi maschili. Secondo gli studi, innovativi e meritori, di Toponomastica femminile ben il 93% delle strade italiane sono intitolate a uomini, una disparità davvero vergognosa, che soltanto in tempi più recenti si cerca in qualche modo di colmare.
Utilizzando i dati dell’Archivio Nazionale dei Numeri Civici delle Strade Urbane (ANNCSU) realizzato congiuntamente dall’Istat e dall’Agenzia delle Entrate, integrati e verificati con altre fonti informative (Google Maps in primis), ho creato una mappa, consultabile on line e sotto raffigurata, sulla diffusione geografica dell’odonimo Grazia Deledda in Italia. Esso risulta maggiormente concentrato in alcune regioni del Nord (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto), del Sud (Campania, Puglia, Calabria, con il quasi vuoto di Molise e Basilicata) e nelle Isole., mentre si dirada nelle aree del Centro, della Liguria, e in quelle più periferiche del Nord-Ovest e del Nord-Est, scomparendo nelle fasce più montuose dell’arco prealpino per non dire alpino. La Sardegna, com’era facilmente prevedibile, detiene la percentuale più elevata dei comuni con un odonimo (a volte più di uno) intitolato a Grazia Deledda sul totale dei comuni della regione (84%, ossia 316 Comuni su 377 in valori assoluti). Seguono a distanza la Puglia (35%), l’Emilia-Romagna (24%), la Sicilia (15%) e la Lombardia (10%).

Distribuzione geografica di via Grazia Deledda in Italia – Link alla mappa
Mi dispiace un po’ per la Liguria, la mia terra natia, toponomasticamente piuttosto avara con Grazia Deledda, e soprattutto per Genova, che insieme a Napoli è l’unica tra le grande città italiane a non avere (ancora?) intitolato una via alla scrittrice sarda. Così si è comportata anche Imperia, ovvero la cittadina di Oneglia, dove aveva sede “La riviera ligure”, la storica e prestigiosa rivista letteraria della Olio Sasso, sulle cui pagine apparvero, tra il 1901 e il 1917, diverse novelle e poesie di Grazia Deledda. Si trattò di un intenso e duraturo legame letterario che però non lasciò tracce odonomastiche nella bella “riviera dei fiori”.
Piccola storia di via Grazia Deledda
Le prime città a intitolare una via a Grazia Deledda furono Nuoro e Cagliari, nel 1937, l’anno successivo a quello della morte della scrittrice, derogando, dati i suoi meriti eccezionali in quanto assegnataria del premio Nobel 1926 per la Letteratura, all’obbligo di attendere almeno 10 anni dalla morte di una persona prima di poterle dedicare un odonimo stradale. Un nome di grande notorietà e prestigio, che indubbiamente faceva anche comodo alla propaganda del regime fascista allora in auge.
A Nuoro, con una delibera del Commissario Prefettizio del 28 maggio 1937, venne deciso di apporre una lapide sulla facciata della casa natale di Grazia Deledda sita in via Cairoli 26, antico rione di Santu Predu, cambiandone contestualmente la denominazione in via Grazia Deledda1. La casa è attualmente sede del Museo Deleddiano.
Anche a Cagliari, come a Nuoro, subito dopo la morte della scrittrice sorse un comitato per la commemorazione, ma non sono riuscito a trovare riscontri archivistici sulla data dell’atto di intitolazione, che dovrebbe collocarsi con tutta probabilità tra gli ultimi mesi del 1936 e primi mesi del 19372. Durante il suo soggiorno cagliaritano dall’ottobre 1899 al marzo 1900, prima di trasferirsi a Roma, Grazia Deledda abitò in via San Lucifero, a due passi da quella che sarebbe diventata la sua via. Dal balcone, come scrive in Cosima, vedeva la gente passeggiare nella via Nuova, la via Sidney Sonnino di oggi, e «il mare, in fondo alla larga strada, che costeggiava una fila di case nuove bianche abbaglianti».
Nel 1946 il Comune di Cervia attribuì il nome di Grazia Deledda, che nella bella città romagnola aveva il suo buen retiro estivo, alla parte prevalente del lunghissimo Lungomare, dove sorge anche, in corrispondenza di una rotonda, un monumento dedicato alla scrittrice. Il tratto finale del lungomare, molto più breve, è intestato invece a Gabriele D’Annunzio. In quello stesso anno il Comune di Roma decideva di riservare alla scrittrice sarda una strada, posta nel quartiere Monte Sacro Alto, una zona periferica all’epoca in forte espansione, la cui istituzione avvenne però soltanto nel 1954. Nuoro, Cagliari, Roma, Cervia: le città in cui nel nome di quella via riecheggia l’intera vita di Grazia Deledda. Noi siamo le strade in cui abbiamo abitato e camminato.

A partire dal secondo dopoguerra e spinto dal lungo ciclo di sviluppo urbano ed edilizio iniziato con gli anni ’50 del Novecento, l’odonimo “deleddiano” si diffonde progressivamente in tutto il Paese. A ciò può avere certamente contributo il corposo fenomeno dell’emigrazione dalla Sardegna al Continente e in particolare la rete dei numerosi circoli o associazioni dei sardi presenti in Italia. Per fare un solo esempio: il circolo “Su Nuraghe” di Alessandria, che ha di recente attivamente promosso e sostenuto l’intitolazione a Grazia Deledda di una piccola piazza della città. Non si tratta soltanto di strade e di piazze, ma anche di parchi, giardini e aree verdi. E persino di scalinate, come la scalinata di accesso a una scuola primaria che il comune di Labico, provincia di Roma, ha intestato congiuntamente a Grazia Deledda e Margherita Hack, due donne che in modi diversi amavano osservare e ascoltare il cielo, le nuvole, le stelle, i venti.
Perché via Grazia Deledda?
A cosa si deve il successo “geografico” del nome di una scrittrice che è il titolo di mille luoghi dell’italico abitare, ma che fino a non molto tempo fa neppure compariva nelle antologie letterarie per le scuole? Una voce a lungo considerata marginale dal canone letterario dominante, ma non dal popolo, che leggeva le sue opere e, attraverso i propri rappresentanti locali, le intestava le vie di città e paesi, le dedicava lapidi, monumenti, opere d’arte, scuole e biblioteche. E non fu solo per la fama conseguita con il Nobel, che ne fa ancora oggi l’unica scrittrice italiana ad aver vinto un premio così prestigioso, il premio dei premi, il premio del mondo intero.
È che Grazia era diversa, insieme alla povera e ai più sconosciuta terra in cui nacque nel 1871, la Sardegna, che portò dentro di sé sino al giorno della sua morte, il ferragosto del 1936, dopo il trasferimento a Roma avvenuto all’alba del Novecento. Quell’attraversare il mare in nave, il confine tra il noto e l’ignoto, il sofferto distacco da una terra così tanto amata, il cui ricordo struggente ritorna in diversi suoi testi fu, per una donna “barbaricina” di quel tempo, un indicibile atto di coraggio. Come lo stesso coraggio di scrivere sin da ragazzina, a soli tredici anni, andando contro il volere della famiglia e il disprezzo analfabeta dei paesani, e di non avere mai smesso di farlo, giorno dopo giorno, sino alle ultime, bellissime pagine di La chiesa della solitudine. «Sono piccina piccina, sa, – scriveva una ventiduenne Grazia Deledda in un famosa missiva del 21 maggio 1893 indirizzata al grande amico del cuore e letterato Angelo De Gubernatis – sono piccola anche in confronto delle donne sarde che sono piccolissime, ma sono ardita e coraggiosa come un gigante e non temo le battaglie intellettuali». Fu donna orgogliosa, forte, ribelle, Grazia, un po’ anarchica come il suo caro Angelo. Ma soprattutto come le eroine dei suoi romanzi, asservite e oppresse dal patriarcato familistico agropastorale, donne fragili ma determinate e resistenti, che amava, comprendeva e difendeva come sorelle, mostrando una sensibilità verso la condizione femminile assai rara in quell’epoca e non solo in Sardegna.
Non frequentava i salotti, facendo vita appartata nelle case che abitò e curò con dedizione. Non corteggiò mai il fascismo, da cui venne semmai corteggiata e usata, a differenza di quanto fecero Gabriele D’Annunzio e Luigi Pirandello, l’acerrimo nemico che, da vero macho in camicia nera, la offese a morte, sbeffeggiando pubblicamente il marito Palmiro Madesani con il nomignolo di “Grazio Deleddo” e definendo lei “una brava massaia sarda”. Adorava i figli, le piante del giardino, la cornacchia Checca. Le piaceva cucinare ricette della sua Sardegna. E scriveva, scriveva e scriveva di persone umili ferite dalla vita, dalla miseria, dai soprusi, ma piene di sogni e bisogni. Era una di noi. È per questo che “via Grazia Deledda” è una via di tutta l’Italia e di tutti gli italiani.

Dove passa via Grazia Deledda
Passa quasi mai in centro e quasi sempre in periferia. E’ che dopo la morte della scrittrice, nella toponomastica da tempo consolidata e difficilmente modificabile del vecchio centro storico non c’era più posto, mentre all’esterno, nella nuova Italia dell’urbanizzazione diffusa iniziata nel secondo dopoguerra, era pieno di strade bisognose di essere battezzate. Oggi un po’ meno, a dire il vero, in un territorio ormai saturo di edificazioni varie, ma si può sempre dare un nome agli spazi nuovi generati dalle trasformazioni urbanistiche: un interporto, uno slargo, un piazzale, un’area verde, una rotonda, una lottizzazione dell’ultima ora.
Dove passa via Grazia Deledda lo si può vedere bene osservando le immagini fotografiche, riprese da Google Street View, che ho montato in un video accessibile qui di seguito. C’è il quartiere popolare periferico della grande città o della conurbazione urbana e quello di edilizia pubblica della città intermedia. Molto più di rado si trova nella città di mezzo tra la città storica e quella di prima espansione. Ci sono poi, piuttosto diffuse, le vie residenziali periurbane a bassa densità abitativa, le villette l’una accanto all’altra, per le famiglie di ceto medio o benestanti. A volte intercetta la città anonima dei margini, le aree destinate a funzioni produttive o distributive, le tangenziali, le strade veloci. Può essere lunga pochi passi, come un vicolo, oppure diversi chilometri, costeggiando l’abitato per inoltrarsi poi in una campagna più o meno abbandonata. È quello che succede in certe piccole frazioni dell’interno, tra collina e montagna, dove la via, finito l’asfalto, diventa poco più di un sentiero in terra battuta. Allora uno si guarda intorno e si chiede: “Ma cosa ci fa Grazia Deledda in questo posto sperduto? Come ha fatto ad arrivare sin qui?”. Altre volte, invece, finisce nel mare o da lì inizia, un po’ come in un sogno.
Via Grazia Deledda attraversa quindi contesti territoriali assai eterogenei per caratteristiche sociali, geografiche e urbanistiche. Quella via Deledda di quel tal posto sarebbe rimasta in apparenza la stessa via anche se intitolata ad altri. Eppure, scegliendo quel nome unico, fa sua una una storia, una memoria, un paesaggio, un’affiliazione culturale che la rendono diversa della via accanto. Ogni odonimo è un testo, il titolo di un libro a cielo aperto, che contribuisce a creare il palinsesto narrativo di una grande città come di un piccolo paese.
Costellazioni toponomastiche letterarie
Via Grazia Deledda fa spesso parte di vere e proprie “costellazioni toponomastiche letterarie”, ovvero di reticoli viari dove il suo nome figura accanto a odonimi intitolati ad altri scrittori e altre scrittrici. Queste famiglie letterarie, di frequente composte da autori tra loro più o meno contemporanei, possono essere prevalentemente al femminile, al maschile o miste. Vediamone alcuni esempi.
A Cepagatti, un comune di 11 mila abitanti della provincia di Pescara, via Grazia Deledda è molto prossima a via Matilde Serao, via Ada Negri e via Elsa Morante, che insieme danno forma a un piccolo cluster urbano di sole scrittrici. Anche a Ferrara, nella periferia sud della città, la via Deledda è inserita in un isolato dominato dalla toponomastica femminile: incrocia le vie Sibilla Aleramo, Virginia Woolf, Renata Viganò (scrittrice, poetessa e partigiana bolognese) ed è quasi contigua alla via Maria Majocchi Plattis (scrittrice e giornalista ferrarese nota con lo pseudonimo di Jolanda). Situazione opposta a Campobasso, nel Molise, dove via Grazia Deledda è adiacente, in una posizione peraltro un po’ defilata, al “quartiere degli scrittori” le cui altre vie sono tutte intitolate ad autori maschi (Manzoni, Alfieri, Verga, Leopardi, Nievo, Pirandello). Pure ad Ardesio, un piccolo comune della provincia di Bergamo, Grazia Deledda è la sola donna tra i grandi uomini delle patrie lettere (Foscolo, Leopardi, Pascoli, Quasimodo). In altri casi, infine, prevale una geografia letteraria promiscua. A Molfetta via Grazia Deledda e via Matilde Serao sono vicinissime a via Luigi Pirandello e via Giuseppe Ungaretti. A Roma, via Grazia Deledda incrocia, ancora una volta, via Ada Negri, ma anche e soprattutto la via del suo acerrimo nemico: via Luigi Pirandello, una vicinanza magari da lei poco gradita, ma che l’accompagna in molti comuni di tutta l’Italia.

La letteratura disegna quindi veri e propri paesaggi toponomastici di elevato valore simbolico. Essa “scrive” il territorio più di quanto facciano la musica e le altre arti, essendo maggiormente legata alla storia nazionale e locale, nonché alla fondazione della stessa lingua italiana (“via Dante Alighieri” è il quinto odonimo più diffuso d’Italia). Dare il nome a una via di una personalità illustre significa dichiarare un’appartenenza, stabilire una relazione non solo con le loro storie individuali, ma anche con le terre, i luoghi, le comunità in cui queste storie hanno avuto origine. Un legame che risulta particolarmente intenso nel caso di Grazia Deledda e che assume un significato fortemente identitario in Sardegna. .
Via Grazia Deledda in Sardegna: la via più identitaria d’Italia
La stragrande maggioranza (84% circa) dei comuni sardi, lo si è già rilevato, dedica almeno un odonimo alla “sua” Grazia Deledda. Se si considerano i dati degli stradari della citata ANNCSU (riferiti a tutte le ricorrenze odonomastiche di un singolo Comune, che possono essere più di una) tale incidenza sale al 104%. Quest’ultimo peso risulta nettamente superiore nel confronto non solo di altre scrittrici famose, ma anche di scrittori di elevata reputazione nazionale. E’ il caso ad esempio dello stesso Luigi Pirandello in Sicilia (70%), per non parlare dell’Abruzzo di Gabriele d’Annunzio (47%) o della Lombardia di Alessandro Manzoni (56%).
La distribuzione geografica dell’odonimo deleddiano in Sardegna evidenzia, tra le province con il maggior numero di comuni, il primeggiare della provincia di Oristano in valori assoluti e di quella di Nuoro in valori percentuali, dato questo che sta a indicare un maggiore radicamento territoriale dell’odonimo stesso (vedi la tabella riportata qui sotto). Tale propensione risulta ancora più spinta nelle piccole province di Olbia-Tempio e dell’Ogliastra e relativamente debole in quelle di Villacidro-Sanluri e del Sulcis-Iglesiente. Qual’è, a titolo di curiosità, il comune sardo con il più elevato numero di ricorrenze odonomastiche intestate a Grazia Deledda? È Sadali, il piccolo e magico “paese dell’acqua” della Barbagia di Seùlo, dove esistono una via e un viale Grazia Deledda entrambi diramati in tre vicoli, per un totale di ben otto ricorrenze, una celebrazione toponomastica davvero insolita. In Sardegna Grazia Deledda ha spesso “compagni di via” sardi come lei, che non ha in Continente: il poeta Sebastiano Satta soprattutto, ma anche gli scrittori Giuseppe Dessì ed Enrico Costa, insieme ad Eleonora d’Arborea, Emilio Lussu e naturalmente il nazionale Antonio Gramsci. Luigi Pirandello, finalmente, è quasi del tutto sparito.

Potremmo ben dire che via Grazia Deledda in Sardegna è la via più identitaria d’Italia. Non un nome per orientarsi semplicemente nello spazio, ma un nome che disegna una vera e propria geografia dell’anima, alimenta il senso di appartenenza di un intero popolo, il suo orgoglio, che fanno dire a ciascuno: “Questa è la mia terra, la terra di Grazia Deledda”. Un toponimo partito da qui – dall’antica casa natale di Nuoro e dall’amata Cagliari – per poi attraversare il mare, dopo il Nobel, come una nave carica di storie e di sogni da portare nel resto d’Italia, nelle tante e nuove vie delle città che si espandevano, perché l’Italia si facesse Sardegna e la Sardegna Italia.
- Devo questa informazione a Gianfranco Sotgiu, autore di una ricerca ancora inedita sulla toponomastica della città di Nuoro, che qui ringrazio. ↩︎
- Secondo una nota riportata in un studio storico, via Grazia Deledda risulta presente a Cagliari alla fine del giugno 1937 (vedi Lorenzo Di Biase – Cornelio Martis, Un militante di “Giustizia e Libertà” attivo in Francia e Tunisia, giustiziato nella guerra di Spagna da un commissario comunista, in «Ammentu. Bolettino Storico e Archivistico del Mediterraneo e delle Americhe», n. 6, gennaio / giugno 2015, p. 213). ↩︎